Una volta c’erano le canzoncine della pubblicità, i motivetti, le frasi d’effetto che coinvolgevano rimanendo per tempo immemore nella mente. Adesso sul web si parla di notizie che entrano nella testa e inconsapevolmente vengono promosse e diffuse. Il messaggio virale è una pubblicazione interessante, coinvolgente, da non poter tenersela per sé. Quali sono le motivazioni cognitive, sensoriali che portano a condividere un contenuto? Derek Halpern ha cercato di rispondere a questa domanda, proprio perché si è occupato di tecniche di mercato dal punto di vista psicologico, studiando i processi mentali che vengono attivati in seguito a delle esperienze vissute.

L’analisi di Halpern si fonda su elementi che non sono complessi, ma che a volte non consideriamo perché li reputiamo scontati.
Il punto di partenza dello studio consiste nel considerare le personas una differente dall’altra: c’è chi usa il web per diletto, chi per lavoro, chi per approfondimento. Sicuramente la maggior parte dei contenuti on line sono banali e superficiali, quindi se si lavora su questa dimensione meglio investire del tempo nella scrittura di un pillar (contenuto pilastro).Gli utenti infatti, che attivamente arricchiscono il web giorno dopo giorno, sono coloro che condividono e parlano di temi che hanno un livello medio di complessità, come argomenti che possono creare discussione (per esempio tematiche sociali, salutari). Il New York Times, alcuni anni fa, ha fatto una ricerca per capire come mai si preferisce condividere cose che richiamano emozioni positive.
Hanno intervistato 2.500 persone e queste sono le ragioni principali che sono emerse dall’indagine:

– per offrire contenuti divertenti e di valore agli altri

– per mostrare il proprio lato migliore

– per far crescere e coltivare delle relazioni

– per autorealizzazione

– per dire la propria su certi temi

Tali aspetti sono caratteristici dell’individuo e non hanno nulla a che fare con il web, sono motivazioni qualitative e caratteriali intrinseche. Queste considerazioni testimoniano ancora una volta, quanto il web sia uno strumento di espressione di un concetto filosofico che parte da dei valori.

Autore: Chiara Cuttica