La smart home che verrà dovrà essere non solo connessa e intelligente, ma semplice da gestire. La fortuna della domotica dipende non solo dal fatto che una tecnologia esista perchè attecchisca presso il popolo dei consumatori: l’utilizzatore ci deve trovare un senso, la convenienza, la praticità. La ricerca della semplicità nella gestione di un ecosistema di dispositivi e sistemi può essere dunque un obiettivo tecnologico e di business in sé.

Una definizione, in inglese manco a dirlo, sta prendendo piede per questo organismo che si sta assemblando: è Iot, ovvero Internet of Things (Internet delle Cose), neologismo riferito all’estensione di Internet al mondo degli oggetti e dei luoghi fisici. Con l’utilizzo di chip e sensori gli oggetti sono in grado di interagire tra loro e con la realtà circostante. Così il mondo fisico si digitalizza, viene monitorato e in molti casi virtualizzato. Grazie allo Iot la nostra auto si guiderà da sola, potremo tenere sotto controllo la salute attraverso gli smartwatch allacciati al polso e saremo avvisati quando si libera un parcheggio, etc. L’Internet of Things rappresenta un ambito tecnologico tra i più innovativi e le stime prudenti prevedono una crescita annua a doppia cifra. Si prevede che nel 2020 i dispositivi connessi ad internet supereranno i 20 miliardi di unità per una spesa complessiva in hardware, di oltre 3.000 miliardi di dollari.

Ed ecco che arriva Alyt, una startup con mente torinese (Luca Gaetano Capula, Alessandro Monticone, Mirko Bretto, Simone Janin e Riccardo Mazzurco), ma sede principale a Sunnyvale, in Silicon Valley, il miglior mercato internazionale per la ricerca di investitori “tech”. È nel capoluogo piemontese, infatti, che la startup, in collaborazione con l’incubatore del Politecnico di Torino I3P, ha creato il proprio centro di ricerca e sviluppo.

Immaginate una scatoletta, poco più grande del mouse del computer, in grado di comunicare con gli oggetti di casa: le tapparelle e la sveglia, per non farvi arrivare in ritardo al lavoro in base al traffico del giorno, l’armadio per non sbagliare abbigliamento, il frigo, la macchinetta del caffè, il tostapane, lo stereo o la tv, la vaschetta delle piante. Ma c’è di più: “può diventare antifurto senza fili, collegato con le finestre e le porte, può fungere da sistema antincendio e anti allagamento, controlla il risparmio energetico. Con la nostra invenzione, si può risparmiare fino al 40 per cento sulle bollette domestiche”, assicura Capula, il CEO di Alyt. La gestione di Alyt avviene attraverso comandi vocali o un’app per cellulare iOS e Android – comunicazione sicura con protocolli criptati (il team ha esperienze nel settore della sicurezza militare). Inoltre Alyt è capace di imparare le abitudini del suo del padrone di casa, di utilizzare big data di Google (per esempio quelli del traffico) e quelli dei social network, per arrivare ad anticipare le nostre necessità. La presenza della batteria di back up, del 3g e 4g, e di altri sistemi in mirroring, fa sì che Alyt, anche in assenza di corrente elettrica o copertura wifi, possa continuare a lavorare e a comunicare con il mondo.

Partiti con un crowdfunding su Indiegogo, oggi (a estate 2016) è arrivata ad attrarre un investimento di 1,1 milioni di dollari (980mila euro) da parte di Aizoon, una società italiana di innovazione tecnologica che opera a livello globale su aree come Internet delle cose, big data e cyber security ed è presente con proprie sedi in Italia, Stati Uniti, Australia e Regno Unito.

(fonti: economyup, insuranceup.it, la stampa)